“Il Gohonzon ha detto no” – Lezione 15 (Lezioni sul Sutra del Loto e Buddhismo di Nichiren)

LEZIONE 15

Il Gohonzon ha detto no

Ciao e ben ritrovato. Namu Myoho Renge Kyo.

Non so a te, ma a me capita spesso che quella che considero una grande fortuna, alla fine mi si dimostra una sfortuna. E viceversa, poi. Questo capita soltanto a me questo o anche a te è capitato di fare l’esperienza di questo strano fenomeno? Certamente sì.

Eppure ogni volta che qualcosa o qualcuno si mette di mezzo ai nostri scopi, al raggiungimento dei nostri scopi, abbiamo sempre – o quasi – reazioni spropositate. La maggior parte di noi invoca la sfortuna, o peggio ancora ci si convince di essere presi di mira dalla sorte. Spesso, poi, chi ci impedisce di ottenere ciò che ci siamo prefissati di ottenere lo consideriamo addirittura un vero nemico, e proviamo odio puro nei suoi confronti. Voglio dire, andiamo in giro a professarsi buddhisti, ma poi riusciamo a provare odio puro; proviamo odio per le persone, per le situazioni, e via discorrendo.

Ci crediamo dei Buddha, eppure siamo Buddha fallati, Buddha che provano odio. Questo, credimi, accade anche nelle cose banali come questioni sul posto di lavoro o nella propria compagnia di amici – quindi non ti sto parlando di casi particolari. Il Buddha a questo proposito ci racconta una storia che, per chi abituato ad avere questo tipo di atteggiamento nei confronti della vita, sembrerà davvero incredibile. Ora, tu sai chi è Devadatta? Senza entrare troppo nella storia, ti basti pensare che Davadatta era il cugino del Buddha, che per gelosia non solo ha cercato di contrastare il Buddha per tutta o quasi la sua vita, ma addirittura, vedendo che non riusciva a raggiungere il proprio scopo, ha cercato addirittura di ucciderlo. Ma adesso leggiamo cosa c’era conta il Buddha nel XII capitolo [del Sutra del Loto], “Devadatta”.