“Perché il Sutra del Loto ti annoia” – Lezione 14 (Lezioni sul Sutra del Loto e Buddhismo di Nichiren)

LEZIONE 14

Perché il Sutra del Loto ti annoia

Ciao, ben ritrovato. Namu Myoho Renge Kyo.

Oggi ti voglio parlare di un aspetto molto importante del Sutra del Loto, ossia come è scritto. Tu dirai, “Che che me ne importa? A me interessano di contenuti!” Ecco, è proprio per questo motivo che te ne parlo, perché a seconda di come [il Sutra del Loto] è scritto tu capisci; e a seconda di quello che capisci poi pratichi. Ma se non capisci, o capisci male, ecco che automaticamente quello che fai può portarti da un’altra parte.

Ad esempio, la prima cosa che ho fatto quando mi sono avvicinato a tradurre il Sutra del Loto in lingua corrente – La lingua corrente è la lingua con la quale parlo io, la lingua con la quale parli tu, la lingua con la quale cerchiamo di esprimere i nostri sentimenti, la lingua con la quale noi comunichiamo, un tipo di linguaggio molto semplice, comprensibile da tutti. La letteratura indiana per sua stessa natura ha delle caratteristiche che a noi risultano molto ostiche – le molte ripetizioni, che hanno una [loro] funzione nella narrazione, a noi annoiano. Quanti mi dicono, “Sì, io ci ho provato a leggere il Sutra del Loto, ma non ci sono riuscito, (ossia mi sono stancato)”. Di conseguenza, il Sutra del Loto è diventato uno di quei libri – come dicevamo già in qualche scorsa guida – che è messo nella libreria per prendere polvere.

[Nel tradurlo in lingua corrente] ho voluto cercare di fare un lavoro che portasse e desse alle persone una versione del Sutra del Loto per tutti. Una versione del Sutra del Loto che potesse intercettare tutti, che potesse cogliere l’interesse di tutti, e che portasse alle persone gli insegnamenti nel suo contenuto in un modo molto più comprensibile. Se noi incontrassimo il Buddha [oggi], Lui non ci parlerebbe come parla nel Sutra del Loto, parlerebbe con il nostro linguaggio, con un linguaggio più idoneo – per noi, per la nostra epoca, per la nostra cultura. Ecco che allora mi sono trovato ad avere la difficoltà non tanto di tradurre in un’altra lingua, ma quello di tradurre determinati termini che sono molto lontani dalla nostra comprensione, termini che la maggior parte di noi non conosce. Termini come “samadhi”, come “pratyekabuddha”, come “sravaka”…non riusciamo nemmeno a pronunciarli! Di conseguenza, però, se tu non conosci il significato di questi termini ecco che perdi il significato del capitolo, perdi il significato di quel passaggio. Ti faccio un esempio.